Categoria ‘Indescrivibili’

museo cultura grika Via Costantini 52, Calimera (Lecce)
L’Italia non ha mai digerito completamente la Magna Grecia. Nel corso dei secoli infatti è rimasta attiva un’enclave greca nel salentino, dove tuttora si parla greco: a testimonianza del fatto nel paese di Calimera (che in greco significa un beneaugurante “buongiorno”) è stato aperto il museo “Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika”.
Al suo interno gli oggetti sono organizzati in ambienti a tema – cucina, campagna, tradizioni e artigianato, storia, architettura e archeologia – e la visita viene accompagnata da brani di musica tradizionale grika. Si può inoltre visitare la biblioteca con circa 4000 volumi specializzati nella Grecia Salentina e tesi di laurea, un’emeroteca con circa 14000 articoli sull’area ellenofona, materiali multimediali come videocassette, cd, cd-rom e dvd.
Una tua visita potrebbe essere di buon auspicio per Grecia e Italia, nella speranza che i due paesi si risollevino dalla congiuntura negativa che le sta attanagliando. Da culle della civiltà a discariche delle speculazioni finanziare internazionali… ma noi abbiamo fiducia!
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museo paracarro Canezza di Pergine (Trento)
Avete mai pensato all’intrinseca dignità del paracarro? Se la risposta è no, state tranquilli. Probabilmente l’unico italiano ad aver dedicato attenzioni fuori dalla norma agli elementi in pietra che delimitano la carreggiata è Dario Pegoretti, il pensionato ideatore di questo museo.
Nel corso della sua vita Dario, avendo lavorando per 36 anni come responsabile dell’illuminazione delle strade provinciali di Trento e avendo gareggiato per 39 anni come ciclista, ha incrociato un sacco di paracarri. La scintilla però è scoccata il giorno in cui ha visto in un cantiere dozzine di paracarri che erano stati rimossi perché ormai desueti. Da qui l’intuizione: costituire un museo dedicato a questo elemento poco slanciato della sede stradale. Molte delle 100 colonnine pietrose esposte provengono da salite storiche del giro d’Italia (Stelvio, Tonale, Rolle, Fedaia, Pordoi), quindi Dario le ha abbinate ai nomi di grandi campioni del ciclismo che si sono distinti in quelle tappe: Coppi, Bartali, Girardengo, Moser, Merckx, Gimondi, Pantani.
Il museo, dedicato “a tutte le persone che hanno faticato sulle strade”, ha anche un succoso extra: è presente infatti un cippo antico della passeggiata che Sigmund Freud soleva fare quando era in vacanza a Caldonazzo.

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museo degli scalpellini Via IV Ottobre, Castellavazzo (Belluno)
“Nella zona nessuno, sia per mezzo di ricordi diretti che per fonte documentale, ha mai riportato di arricchimenti legati alle attività di cavatore e scalpellino”.
Questa frase, lapidaria e pesante come un macigno, spiega bene le condizioni di vita di queste categorie professionali che per lunghissimi anni hanno estratto e lavorato la roccia delle cave di Castellavazzo. Prestavano la loro opera per sopravvivere e garantire l’indispensabile alla propria famiglia, sfidando caldo estivo e gelo invernale, mettendo a rischio i propri occhi a causa delle schegge pietrose e esponendo il proprio corpo a frane e crolli. Certo quelli che diventavano più abili potevano dedicarsi al lavoro di fino come la decorazione di fontane, colonne e muri a facciavista, ma si trattava comunque di una ristretta minoranza.
Gli eredi di questa tradizione, seppur ormai rimanga attiva solo una cava delle quattordici, non hanno voluto mettere una pietra sopra ai tanti sacrifici fatti dai loro avi e hanno deciso di fondare questo museo. L’itinerario si articola in 5 passi specifici: la storia geologica del territorio provinciale; il ruolo che la pietra ha avuto nel corso dell’evoluzione; gli oggetti di uso quotidiano in pietra; le tecniche di estrazione e lavorazione; le testimonianze come attrezzature, documenti e fotografie per ricordare taiapiere e scarpelini autoctoni.
Molto interessante la struttura attigua chiamata “La Bottega dello Scalpellino”, dove dei professionisti lavorano la pietra in diretta e, mentre creano degli splendidi manufatti pietrosi di dimensioni considerevoli, spiegano agli astanti le tecniche del mestiere con dovizia di particolari e illustrano i nomi degli strumenti che stanno utilizzando.
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intreccio Via degli Alberti 11, Signa (Firenze)
Quando a scuola durante l’ora di italiano la prof vi aveva spiegato la differenza tra fabula e intreccio avevate provato una subitanea preferenza per il secondo? Ottimo, siete benvenuti in questo museo. Come dite, all’ultimo momento si è aggregato anche un conoscente noto per avere la coda di paglia? Perfetto, pure lui trarrà giovamento dalla visita.
Qui a Signa sono dei veri maestri nell’arte manipolativa della paglia fin dai primi ‘700, quando Domenico di Sebastiano Michelacci ideò un processo di coltivazione e trattamento particolare della pianta e schiere di artigiani modellavano copricapi dalle fogge splendide che salpavano dal porto di Livorno per attraccare sulle teste nobili e regali di tutto il mondo. La tradizione dura tuttora e questo centro è ancora il punto di riferimento internazionale nel settore.
Grazie a un percorso multidisciplinare molto curato, tu e l’amico con i glutei impagliati potrete infine scoprire i legami che questa attività ha con ambiti quali moda, cinema, arti figurative e religione.
Marco Sors
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uova dipinte Civitella del Lago, Baschi (TR)
Riuscireste a pensare a qualcosa di più semplice e quotidiano di un uovo? Sì, avete capito bene… Le uova sono le protagoniste a cui è dedicato questo incredibile museo nascosto nel borgo di una magica cittadina umbra. In realtà non si tratta di semplici uova ma di uova dipinte (da qui il nome dialettale del museo “OvoPinto”).

La tradizione di dipingere uova è antichissima. Una leggenda narra che Maria Maddalena, quando si recò al sepolcro di Gesù e lo trovò vuoto, corse nella casa dove erano i discepoli per annunciare loro la straordinaria novità. Pietro la guardò incredulo e disse “Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse.” E subito le uova si colorarono di un rosso intenso! Da allora, alle fine di ogni Messa pasquale, vennero donate ai fedeli uova benedette dipinte di rosso in segno del sangue versato da Gesù e della sua Resurrezione. Quindi obiettivo del museo è quello di riscoprire e far rivivere ciò che di buono e sano le tradizioni umili e semplici, ma vere e sentite come questa, hanno ancora mantenuto.

Il museo in realtà nasce solo pochi anni fa per conservare ed esporre le tantissime uova possedute dall’Associazione Culturale dell’Ovo Pinto che ormai da 23 anni bandisce un concorso nazionale annuale. Da qui migliaia di uova, di ogni specie animale, dipinte o scolpite da artisti professionisti, dilettanti e amatori sono esposte per annualità e tema in questo piccolissimo museo unico al mondo.

Entrare nel museo significa ritrovarsi catapultati in un mondo intimo e familiare fatto di colori e suggestioni infantili. Vi stupirete a scoprirvi divertiti mentre girate gli occhi all’impazzata tra le tante fantastiche uova ognuna realizzata e dipinta con idee originalissime. Alcuni esempi? Beh si può iniziare da quelle in omaggio ad Alberto Sordi o a Dante per arrivare a delle vere e proprie rivisitazioni di movimenti artistici e opere d’arte come il futurismo e la Guernica di Picasso.

Ma i veri fiori all’occhiello del museo sono un uovo fatto a scrigno per gioielli donato da una artista rumena, che colpisce per la sua raffinatezza e cura minuziosa del particolare e il divertente “Ovo in carrozza” (guscio d’uovo scolpito e tramutato in vero e proprio cocchio delle principesse delle favole). Una menzione particolare meritano le uova realizzate dai ragazzi delle scuole che ogni anno trattano con soluzioni creative mature e toccanti temi difficili come quelli del razzismo, dell’emarginazione sociale e della precarietà dei giovani nel mondo del lavoro. Insomma ecco una originale idea per passare una domenica “insolita”, magari proprio sotto il periodo pasquale visto l’argomento trattato.

Ultimo consiglio: appena usciti non dimenticatevi di passeggiare tra le viuzze del borgo e di soffermarvi qualche minuto al Belvedere di Civitella del Lago con vista sul Lago di Corbara, ne vale la pena quanto l’entrata al Museo. Buon divertimento!

una delle vetrine

uova dipinte

ovo in carrozza

Recensione e foto di Virginia Leonori

Informazioni pratiche


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Indirizzo
Civitella del Lago, Baschi (TR)

Web
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museo bottoneVia della Costa 11, Santarcangelo di Romagna (Rimini)
Qualche anno fa l’album “Push the button” dei Chemical Brothers infuocava le dancefloor di mezzo mondo, incluse quelle sovraffollate di Rimini. Nello stesso periodo lì vicino, a Santarcangelo di Romagna, Giorgio Gallavotti premeva i suoi bottoni da collezione per inserirli nell’ennesima cornice che compone il suo museo. Erede della merceria di famiglia, Giorgio ha raccolto i fondi di magazzino accumulatisi nel corso dei decenni e poi ha chiesto esemplari alle principali aziende italiane, ben liete di partecipare. Oltre a un ampio insieme di bottoni da fine ‘800 ad oggi, c’è una sezione dedicata alle materie prime di produzione e all’evoluzione del processo industriale nell’ultimo secolo, e anche una che presenta delle curiosità: sapevate ad esempio che durante la guerra civile americana sia i sudisti che i nordisti avevano dei bottoni cuciti sul retro della giacca per evitare che mentre riposavano stessero troppo comodi cadendo in sonni profondi? Leggi il resto »

museo calzaturaVia Alessandro Volta, Vigevano (Pavia)
I passi leggiadri di Beatrice d’Este. I passi scherzosi di una maschera veneziana del ‘700. I passi avanguardisti di un futurista. I passi totalitari di Mussolini. I passi beati di Giovanni XXIII. Tutti questi passi sono stati accompagnati da calzature ora esposte nel museo della calzatura di Vigevano, cittadina che fino agli anni ‘60 è stata la capitale italiana del settore. Nelle sale del suggestivo castello sforzesco sono ospitate 200 paia di scarpe e, oltre al percorso storico, è possibile dedicarsi a quello geografico, che propone babbucce indiane e persiane, sandali di tribù nigeriane, mocassini cheyenne, stivali esquimesi. Presente anche una sezione d’autore con firme come Pfister, Gucci, Marc Jacobs, Manolo Blahnik, René Caovilla e Elsa Schiaparelli (che ha confezionato una “scarpa-cappello” disegnata da Salvador Dalì per la moglie).
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Museo della pipaViale Trento 29, Fermo
“Ma dove siamo?” chiede Watson. “Elementare, Watson: al museo della pipa, il mio preferito of course” risponde Sherlock Holmes. L’oggetto che stimola la concentrazione del famoso investigatore, nato nella gialla mente di sir Arthur Conan Doyle, da alcuni anni ha un luogo che lo celebra. Pipe di qualsiasi origine, materiale e foggia: marchigiane, venete, tirolesi , tedesche, francesi, precolombiane del Messico e centro America; in porcellana, in filigrana argentata, in schiuma di mare; dipinte, incise o scolpite a mano. C’è anche una sezione con pipe possedute da personaggi celebri quali ad esempio Sandro Pertini, Sandro Curzi e Vittorio Feltri. Leggi il resto »

museo della campanaVia d’Onofrio 14, Agnone (Isernia)
Per chi suona la campana? Una volta suonava per tutti, svolgendo la preziosa funzione di regolare i ritmi sociali e di scandire i bioritmi individuali. Con l’affinarsi della tecnica il progresso ha allacciato sul polso di tutti l’orologio e il tempo è passato da una dimensione condivisa a una “egoistica”. Per tornare indietro nel tempo visita questo museo, che sorge vicino alla Fonderia Pontificia ‘Marinelli’, la più antica fabbrica di campane del mondo. Contiene una ricca raccolta di campane che vanno dal XIV secolo in poi, fra le quali quella campana del Santuario di Lourdes, quella commemorativa del centenario dell’Unità d’Italia e quella dei quattro Papi (da Giovanni XXIII a Papa Wojtyla). Leggi il resto »

museo della plasticaVia Marconi 30, Pont Canavese (Torino)
Il chimico Paul John Flory ha definito la plastica “il materiale che la natura aveva dimenticato di creare”. Nel 1907 il chimico belga-americano Leo Baekeland inventò la bachelite, ovviando a questa mancanza. Approfitta di questo museo per capire l’essenza di un materiale relativamente giovane che ormai ha una rilevanza fondamentale nella tua vita quotidiana. Una rassegna completa di oggetti in PVC, celluloide, bachelite, fòrmica, nylon, plexiglass ti racconterà l’evoluzione dei materiali plastici dalla loro invenzione a oggi. Leggi il resto »



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