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	<title>Insoliti musei &#187; Indescrivibili</title>
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	<description>Credici, esistono davvero</description>
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		<title>Casa museo della Cultura Grika</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 22:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indescrivibili]]></category>

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		<description><![CDATA[ Via Costantini 52, Calimera (Lecce)
L&#8217;Italia non ha mai digerito completamente la Magna Grecia. Nel corso dei secoli infatti è rimasta attiva un&#8217;enclave greca nel salentino, dove tuttora si parla greco: a testimonianza del fatto nel paese di Calimera (che in greco significa un beneaugurante &#8220;buongiorno&#8221;) è stato aperto il museo &#8220;Casa-museo della Civiltà Contadina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="museo cultura grika" src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2012/01/grika.jpg" alt="museo cultura grika" width="150" height="150" /><strong> Via Costantini 52, Calimera (Lecce)</strong><br />
L&#8217;Italia non ha mai digerito completamente la Magna Grecia. Nel corso dei secoli infatti è rimasta attiva un&#8217;enclave greca nel salentino, dove tuttora si parla greco: a testimonianza del fatto nel paese di Calimera (che in greco significa un beneaugurante &#8220;buongiorno&#8221;) è stato aperto il museo &#8220;Casa-museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika&#8221;.<br />
Al suo interno gli oggetti sono organizzati in ambienti a tema &#8211; cucina, campagna, tradizioni e artigianato, storia, architettura e archeologia &#8211; e la visita viene accompagnata da brani di musica tradizionale grika. Si può inoltre visitare la biblioteca con circa 4000 volumi specializzati nella Grecia Salentina e tesi di laurea, un&#8217;emeroteca con circa 14000 articoli sull&#8217;area ellenofona, materiali multimediali come videocassette, cd, cd-rom e dvd.<br />
Una tua visita potrebbe essere di buon auspicio per Grecia e Italia, nella speranza che i due paesi si risollevino dalla congiuntura negativa che le sta attanagliando. Da culle della civiltà a discariche delle speculazioni finanziare internazionali&#8230; ma noi abbiamo fiducia!<br />
<span id="more-1101"></span></p>
<p><span style="float: right;"><em>Marco Sors</em></strong></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map">
<iframe width="300" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004b57bd7a837be7a98f&amp;ie=UTF8&amp;t=m&amp;vpsrc=6&amp;ll=40.250184,18.282623&amp;spn=0.314441,0.410614&amp;z=10&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004b57bd7a837be7a98f&amp;ie=UTF8&amp;t=m&amp;vpsrc=6&amp;ll=40.250184,18.282623&amp;spn=0.314441,0.410614&amp;z=10&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small>
</p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via Costantini 52, Calimera (Lecce)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.ghetonia.it" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
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		<title>Museo del paracarro</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 13:51:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indescrivibili]]></category>

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		<description><![CDATA[ Canezza di Pergine (Trento)
Avete mai pensato all’intrinseca dignità del paracarro? Se la risposta è no, state tranquilli. Probabilmente l’unico italiano ad aver dedicato attenzioni fuori dalla norma agli elementi in pietra che delimitano la carreggiata è Dario Pegoretti, il pensionato ideatore di questo museo.
Nel corso della sua vita Dario, avendo lavorando per 36 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="museo paracarro" src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2011/11/paracarro.jpg" alt="museo paracarro" width="150" height="150" /><strong> Canezza di Pergine (Trento)</strong><br />
Avete mai pensato all’intrinseca dignità del paracarro? Se la risposta è no, state tranquilli. Probabilmente l’unico italiano ad aver dedicato attenzioni fuori dalla norma agli elementi in pietra che delimitano la carreggiata è Dario Pegoretti, il pensionato ideatore di questo museo.<br />
Nel corso della sua vita Dario, avendo lavorando per 36 anni come responsabile dell&#8217;illuminazione delle strade provinciali di Trento e avendo gareggiato per 39 anni come ciclista,  ha incrociato un sacco di paracarri. La scintilla però è scoccata il giorno in cui ha visto in un cantiere dozzine di paracarri che erano stati rimossi perché ormai desueti. Da qui l’intuizione: costituire un museo dedicato a questo elemento poco slanciato della sede stradale. Molte delle 100 colonnine pietrose esposte provengono da salite storiche del giro d’Italia (Stelvio, Tonale, Rolle, Fedaia, Pordoi), quindi Dario le ha abbinate ai nomi di grandi campioni del ciclismo che si sono distinti in quelle tappe: Coppi, Bartali, Girardengo, Moser, Merckx, Gimondi, Pantani.<br />
Il museo, dedicato “a tutte le persone che hanno faticato sulle strade”, ha anche un succoso extra: è presente infatti un cippo antico della passeggiata che Sigmund Freud soleva fare quando era in vacanza a Caldonazzo.</p>
<p><span id="more-914"></span></p>
<p><span style="float: right;"><em>Marco Sors</em></strong></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map">
<iframe width="300" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps/ms?vpsrc=6&amp;ctz=-60&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004b19d8fc8775f08359&amp;t=m&amp;ll=46.073231,11.228027&amp;spn=0.571623,0.821228&amp;z=9&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?vpsrc=6&amp;ctz=-60&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004b19d8fc8775f08359&amp;t=m&amp;ll=46.073231,11.228027&amp;spn=0.571623,0.821228&amp;z=9&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small>
</p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Canezza di Pergine (Trento)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo del paracarro"/>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Museo della pietra e degli scalpellini</title>
		<link>http://www.insolitimusei.com/musei/museo-della-pietra-e-degli-scalpellini/</link>
		<comments>http://www.insolitimusei.com/musei/museo-della-pietra-e-degli-scalpellini/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 22:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indescrivibili]]></category>

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		<description><![CDATA[ Via IV Ottobre, Castellavazzo (Belluno)
&#8220;Nella zona nessuno, sia per mezzo di ricordi diretti che per fonte documentale, ha mai riportato di arricchimenti legati alle attività di cavatore e scalpellino&#8221;.
Questa frase, lapidaria e pesante come un macigno, spiega bene le condizioni di vita di queste categorie professionali che per lunghissimi anni hanno estratto e lavorato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="museo degli scalpellini" src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2011/09/scalpellini.jpg" alt="museo degli scalpellini" width="150" height="101" /><strong> Via IV Ottobre, Castellavazzo (Belluno)</strong><br />
&#8220;Nella zona nessuno, sia per mezzo di ricordi diretti che per fonte documentale, ha mai riportato di arricchimenti legati alle attività di cavatore e scalpellino&#8221;.<br />
Questa frase, lapidaria e pesante come un macigno, spiega bene le condizioni di vita di queste categorie professionali che per lunghissimi anni hanno estratto e lavorato la roccia delle cave di Castellavazzo. Prestavano la loro opera per sopravvivere e garantire l&#8217;indispensabile alla propria famiglia, sfidando caldo estivo e gelo invernale, mettendo a rischio i propri occhi a causa delle schegge pietrose e esponendo il proprio corpo a frane e crolli. Certo quelli che diventavano più abili potevano dedicarsi al lavoro di fino come la decorazione di fontane, colonne e muri a facciavista, ma si trattava comunque di una ristretta minoranza.<br />
Gli eredi di questa tradizione, seppur ormai rimanga attiva solo una cava delle quattordici, non hanno voluto mettere una pietra sopra ai tanti sacrifici fatti dai loro avi e hanno deciso di fondare questo museo. L&#8217;itinerario si articola in 5 passi specifici: la storia geologica del territorio provinciale; il ruolo che la pietra ha avuto nel corso dell&#8217;evoluzione; gli oggetti di uso quotidiano in pietra; le tecniche di estrazione e lavorazione; le testimonianze come attrezzature, documenti e fotografie per ricordare <em>taiapiere</em> e <em>scarpelini</em> autoctoni.<br />
Molto interessante la struttura attigua chiamata &#8220;La Bottega dello Scalpellino&#8221;, dove dei professionisti lavorano la pietra in diretta e, mentre creano degli splendidi manufatti pietrosi di dimensioni considerevoli, spiegano agli astanti le tecniche del mestiere con dovizia di particolari e illustrano i nomi degli strumenti che stanno utilizzando.<br />
<span id="more-798"></span></p>
<p><span style="float: right;"><em>Marco Sors</em></span></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map">
<iframe width="300" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004ac74bab044d0aa09b&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;t=m&amp;vpsrc=6&amp;ll=46.257746,12.285461&amp;spn=0.569709,0.821228&amp;z=9&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004ac74bab044d0aa09b&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;t=m&amp;vpsrc=6&amp;ll=46.257746,12.285461&amp;spn=0.569709,0.821228&amp;z=9&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via IV Ottobre, Castellavazzo (Belluno)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.pietraescalpellini.it" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo della pietra e degli scalpellini"/>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Museo della paglia e dell&#8217;intreccio</title>
		<link>http://www.insolitimusei.com/musei/museo-della-paglia-e-dellintreccio/</link>
		<comments>http://www.insolitimusei.com/musei/museo-della-paglia-e-dellintreccio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 19:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indescrivibili]]></category>

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		<description><![CDATA[ Via degli Alberti 11, Signa (Firenze)
Quando a scuola durante l&#8217;ora di italiano la prof vi aveva spiegato la differenza tra fabula e intreccio avevate provato una subitanea preferenza per il secondo? Ottimo, siete benvenuti in questo museo. Come dite, all&#8217;ultimo momento si è aggregato anche un conoscente noto per avere la coda di paglia? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="intreccio" src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2011/08/paglia.jpg" alt="intreccio" width="150" height="143" /><strong> Via degli Alberti 11, Signa (Firenze)</strong><br />
Quando a scuola durante l&#8217;ora di italiano la prof vi aveva spiegato la differenza tra fabula e intreccio avevate provato una subitanea preferenza per il secondo? Ottimo, siete benvenuti in questo museo. Come dite, all&#8217;ultimo momento si è aggregato anche un conoscente noto per avere la coda di paglia? Perfetto, pure lui trarrà giovamento dalla visita.<br />
Qui a Signa sono dei veri maestri nell&#8217;arte manipolativa della paglia fin dai primi &#8216;700, quando Domenico di Sebastiano Michelacci ideò un processo di coltivazione e trattamento particolare della pianta e schiere di artigiani modellavano copricapi dalle fogge splendide che salpavano dal porto di Livorno per attraccare sulle teste nobili e regali di tutto il mondo. La tradizione dura tuttora e questo centro è ancora il punto di riferimento internazionale nel settore.<br />
Grazie a un percorso multidisciplinare molto curato, tu e l&#8217;amico con i glutei impagliati potrete infine scoprire i legami che questa attività ha con ambiti quali moda, cinema, arti figurative e religione.<br />
<i style="float: right;">Marco Sors</i><br />
<span id="more-731"></span></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map">
<iframe width="300" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004ab95b32dfd5804abe&amp;ie=UTF8&amp;vpsrc=6&amp;ll=43.782001,11.097565&amp;spn=0.297446,0.410614&amp;z=10&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=209307098252880044257.0004ab95b32dfd5804abe&amp;ie=UTF8&amp;vpsrc=6&amp;ll=43.782001,11.097565&amp;spn=0.297446,0.410614&amp;z=10&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via degli Alberti 11, Signa (Firenze)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.museopaglia.it" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo della paglia e dell'intreccio"/>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Museo delle uova dipinte &#8220;Ovo Pinto&#8221;</title>
		<link>http://www.insolitimusei.com/musei/museo-dellovo-pinto/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 21:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indescrivibili]]></category>

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		<description><![CDATA[ Civitella del Lago, Baschi (TR)
Riuscireste a pensare a qualcosa di più semplice e quotidiano di un uovo? Sì, avete capito bene… Le uova sono le protagoniste a cui è dedicato questo incredibile museo nascosto nel borgo di una magica cittadina umbra. In realtà non si tratta di semplici uova ma di uova dipinte (da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-322" title="uova dipinte" src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto2-small.jpg" alt="uova dipinte" width="150" height="150" /><strong> Civitella del Lago, Baschi (TR)</strong><br />
Riuscireste a pensare a qualcosa di più semplice e quotidiano di un uovo? Sì, avete capito bene… Le uova sono le protagoniste a cui è dedicato questo incredibile museo nascosto nel borgo di una magica cittadina umbra. In realtà non si tratta di semplici uova ma di uova dipinte (da qui il nome dialettale del museo &#8220;OvoPinto&#8221;).</p>
<p>La tradizione di dipingere uova è antichissima. Una leggenda narra che Maria Maddalena, quando si recò al sepolcro di Gesù e lo trovò vuoto, corse nella casa dove erano i discepoli per annunciare loro la straordinaria novità. Pietro la guardò incredulo e disse &#8220;Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse.&#8221; E subito le uova si colorarono di un rosso intenso! Da allora, alle fine di ogni Messa pasquale, vennero donate ai fedeli uova benedette dipinte di rosso in segno del sangue versato da Gesù e della sua Resurrezione. Quindi obiettivo del museo è quello di riscoprire e far rivivere ciò che di buono e sano le tradizioni umili e semplici, ma vere e sentite come questa, hanno ancora mantenuto. </p>
<p>Il museo in realtà nasce solo pochi anni fa per conservare ed esporre le tantissime uova possedute dall’Associazione Culturale dell’Ovo Pinto che ormai da 23 anni bandisce un concorso nazionale annuale. Da qui migliaia di uova, di ogni specie animale, dipinte o scolpite da artisti professionisti, dilettanti e amatori sono esposte per annualità e tema in questo piccolissimo museo unico al mondo.</p>
<p>Entrare nel museo significa ritrovarsi catapultati in un mondo intimo e familiare fatto di colori e suggestioni infantili. Vi stupirete a scoprirvi divertiti mentre girate gli occhi all’impazzata tra le tante fantastiche uova ognuna realizzata e dipinta con idee originalissime. Alcuni esempi? Beh si può iniziare da quelle in omaggio ad Alberto Sordi o a Dante per arrivare a delle vere e proprie rivisitazioni di movimenti artistici e opere d’arte come il futurismo e la Guernica di Picasso. </p>
<p>Ma i veri fiori all’occhiello del museo sono un uovo fatto a scrigno per gioielli donato da una artista rumena, che colpisce per la sua raffinatezza e cura minuziosa del particolare e il divertente &#8220;Ovo in carrozza&#8221; (guscio d’uovo scolpito e tramutato in vero e proprio cocchio delle principesse delle favole). Una menzione particolare meritano le uova realizzate dai ragazzi delle scuole che ogni anno trattano con soluzioni creative mature e toccanti temi difficili come quelli del razzismo, dell’emarginazione sociale e della precarietà dei giovani nel mondo del lavoro. Insomma ecco una originale idea per passare una domenica &#8220;insolita&#8221;, magari proprio sotto il periodo pasquale visto l’argomento trattato.</p>
<p>Ultimo consiglio: appena usciti non dimenticatevi di passeggiare tra le viuzze del borgo e di soffermarvi qualche minuto al Belvedere di Civitella del Lago con vista sul Lago di Corbara, ne vale la pena quanto l’entrata al Museo. Buon divertimento!</p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto1.jpg" rel="lightbox[201]" title="una delle vetrine"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto1-small.jpg" alt="una delle vetrine" title="una delle vetrine" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-339" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto2.jpg" title="uova dipinte" rel="lightbox[201]"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto2-small.jpg" alt="uova dipinte" title="uova dipinte" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-341" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto3.jpg" rel="lightbox[201]" title="ovo in carrozza"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/ovopinto3-small.jpg" alt="ovo in carrozza" title="ovo in carrozza" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-342" /></a></p>
<p><strong><em>Recensione e foto di Virginia Leonori</em></strong></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map"><iframe width="300" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=it&amp;msa=0&amp;msid=209307098252880044257.00049f19024511aa5d5a9&amp;ll=42.711705,12.282715&amp;spn=0.302718,0.410614&amp;z=10&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&amp;hl=it&amp;msa=0&amp;msid=209307098252880044257.00049f19024511aa5d5a9&amp;ll=42.711705,12.282715&amp;spn=0.302718,0.410614&amp;z=10&amp;source=embed" style="color:#0000FF;text-align:left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Civitella del Lago, Baschi (TR)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.ovopinto.it/" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo delle uova dipinte "/>]]></content:encoded>
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		<georss:point featurename="Civitella del Lago">42.7118124 12.2824068</georss:point>
	</item>
		<item>
		<title>Museo del Bottone</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 15:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Via della Costa 11, Santarcangelo di Romagna (Rimini)
Qualche anno fa l’album “Push the button” dei Chemical Brothers infuocava le dancefloor di mezzo mondo, incluse quelle sovraffollate di Rimini. Nello stesso periodo lì vicino, a Santarcangelo di Romagna, Giorgio Gallavotti premeva i suoi bottoni da collezione per inserirli nell’ennesima cornice che compone il suo museo. Erede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/07/bottone2-150x150.jpg" alt="museo bottone" align="left" /><strong>Via della Costa 11, Santarcangelo di Romagna (Rimini)</strong><br />
Qualche anno fa l’album “Push the button” dei Chemical Brothers infuocava le dancefloor di mezzo mondo, incluse quelle sovraffollate di Rimini. Nello stesso periodo lì vicino, a Santarcangelo di Romagna, Giorgio Gallavotti premeva i suoi bottoni da collezione per inserirli nell’ennesima cornice che compone il suo museo. Erede della merceria di famiglia, Giorgio ha raccolto i fondi di magazzino accumulatisi nel corso dei decenni e poi ha chiesto esemplari alle principali aziende italiane, ben liete di partecipare. Oltre a un ampio insieme di bottoni da fine ‘800 ad oggi, c’è una sezione dedicata alle materie prime di produzione e all’evoluzione del processo industriale nell’ultimo secolo, e anche una che presenta delle curiosità: sapevate ad esempio che durante la guerra civile americana sia i sudisti che i nordisti avevano dei bottoni cuciti sul retro della giacca per evitare che mentre riposavano stessero troppo comodi cadendo in sonni profondi?<span id="more-207"></span></p>
<h2>La chiacchierata insolita</h2>
<p><em>Oggi parliamo con Giorgio Gallavotti, ideatore del &#8220;Museo dei bottoni&#8221; di Santarcangelo di Romagna. Molte persone si chiedono perché il Museo ha un grande successo attirando  tanti visitatori e che cosa si possa mai trovare in un bottone, oltre all&#8217;evoluzione della moda e alla trasformazione dei modelli e dei materiali. Noi abbiamo girato le domande direttamente al simpaticissimo fondatore Giorgio Gallavotti.</em></p>
<p><strong>Ciao Giorgio, la domanda che ci viene più spontanea è: cosa può mai dire un bottone?</strong><br />
La maggioranza della gente pensa che il bottone serva solo per unire due pezzi di stoffa, i bottoni utilitari&#8230; </p>
<p><strong>E invece?</strong><br />
I bottoni possono essere anche di ostentazione, di comunicazione, di gossip, di seduzione, di superstizione.<br />
L&#8217;ostentazione, ad esempio: i nobili dal 1300 al tardo 1800 adoperavano fino a 150 bottoni, solo 3 o 4 erano per abbottonare la veste, mentre gli altri erano solo per ostentare ed erano sistemati in lunghe file fermati dietro con un filo di ferro.In questo modo, vista la preziosità dei manufatti, se occorreva cambiare vestito si sfilavano e poi si mettevano su un altro abito. La preziosità derivava dai materiali nobili come oro, argento, pietre dure, ma anche in vetro, in smalto, avorio e metallo riccamente lavorati dagli artigiani più famosi dell&#8217;epoca. In quel periodo i bottoni erano esclusivamente per gli uomini: erano i loro gioielli.<br />
Francesco I Re di Francia nel 1500 si è fatto fare un vestito di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro, fatti da Jack Polin, l&#8217;orafo più famoso di Parigi, perché doveva ricevere il sultano e doveva far vedere che fra i due il più ricco era lui.</p>
<p><strong>La comunicazione come si svolgeva?</strong><br />
La comunicazione si presenta in vari aspetti: può essere quella di appartenenza a una famiglia, a un corpo militare, a un club, ma anche quella di comunicare una cosa personale o un lutto particolare. La comunicazione, attraverso il bottone, era presente soprattutto nei salotti bene del 1700 – 1800.<br />
Il bottone con il simbolo della corona con sotto le iniziali della famiglia è da Famiglia Reale; lo stemma con corona a 5 punte è da Duca; con 7 da Barone; con 9 tutte uguali è da Conte; con 9 e la prima, la centrale e l’ultima più alte è da Marchese.<br />
La servitù dei nobili aveva la livrea con i bottoni con lo stemma del casato a cui appartenevano e più era ricco il casato più nobile era il materiale con cui erano fatti i bottoni, in lega metalliche ma anche in oro e argento.</p>
<p><strong>I bottoni di gossip ci incuriosiscono&#8230;</strong><br />
I bottoni &#8220;rebus&#8221; sono famosi proprio in quanto stimolavano le discussioni e la curiosità dei conviviali, l’attuale gossip. Pensate le chiacchiere e le supposizioni in un salotto di qualche nobile dove un personaggio si presenta con la marsina piena di quei bottoni rebus dove si può decifrare che “ella cedette“. Con chi? Come? Quando? Dove? E tanti altri punti interrogativi che alimentano sempre più la curiosità delle persone, in quella sala non si parlava d’altro. Un modo malizioso per mantenere un segreto nascosto, ma non troppo.</p>
<p><strong>Arriviamo naturalmente all&#8217;aspetto più intrigante e attuale, la seduzione</strong><br />
Sulla seduzione troviamo una immensa letteratura e di aneddoti, in quanto il bottone è definito come &#8220;Il confine fra il mondo esteriore e quello interiore&#8221;. Ecco alcuni esempi: un bottone slacciato al punto giusto può mettere in difficoltà chi è di fronte se osare o no un approccio particolare: “Ogni bottone slacciato è un grado di intimità raggiunto&#8230;è il limite oltre l’immaginario&#8230;e chiave d’accesso a segrete intimità corporee&#8230;”. Una bottonatura ermetica chiude ogni speranza e possibilità.<br />
Un semplice bottone degli anni &#8216;20 con la simbologia di un ventaglio rappresenta proprio la seduzione, con quel ventaglio che le dame adoperavano fin dal 1700 come alfabeto Morse per avvisare l’amante quando e dove si dovevano incontrare.</p>
<p><strong>E ora sconfiniamo nella simbologia, una sorta di enigmistica che lega i bottoni a eventi importanti</strong><br />
Qui infatti siamo entrati nella simbologia. Essa deriva da fatti straordinari provenienti dalla strada o società, che colpiscono la fantasia della gente. Qualcuno disegna sui bottoni quei fatti e diventano testimoni dell&#8217;avvenimento e della storia. Questi bottoni si trovano sin dal 1700 ai nostri giorni.<br />
All&#8217;inizio del XX secolo in Italia il 90% della popolazione era analfabeta. Maria Montessori era riuscita a far leggere e scrivere dei bambini, recuperandoli alla vita e alla società, mettendogli in mano delle lettere dell&#8217;alfabeto di legno. Ecco che uno stilista, stimolato dal successo della dottoressa, ha pensato di disegnare  quelle stesse lettere su un bottone. Questo bottone è diventato una pietra miliare della nostra storia.<br />
Un altro bottone con il profilo dei grattacieli di New York, la scritta USA e il Cremlino con la scritta CCCP, è un grande messaggio di pace e di fratellanza fra i popoli. E’ un bottone in metallo degli anni ’70, quando è terminata la guerra fredda e iniziata la distensione. Nixon nel 1972 va a Mosca e nel 1975 vi è stato il primo incontro nello spazio fra i due satelliti russo e americano.<br />
Elenco alcuni fatti o personaggi che si ricavano interpretando la simbologia dei nostri bottoni: Meucci, il Titanic, l’emigrazione italiana degli anni 1920, Jack London, le scoperte delle tombe dei Faraoni, l&#8217;emigrazione italiana, i desideri della gente, l&#8217;emancipazione femminile ecc. Mentre bottoni con simbologia precisa ricordano Bettino Craxi, l&#8217;URSS, tutta la serie degli stilisti di moda degli anni 1970, la Fiat, Napoleone, Hitler e le Olimpiadi a Berlino del 1936, Mussolini, la corazzata tedesca Bismark e la nave S. Marco italiana.</p>
<p><strong>Ci sono degli aneddoti sui bottoni?</strong><br />
Certo, eccone tre di varia natura.<br />
La Regina d&#8217;Inghilterra Elisabetta I, nella seconda parte del 1500, fece cucire dei bottoni su tutto il paramano delle maniche dei soldati per evitare che si pulissero il naso con la manica.<br />
Invece Enrico III Re di Francia (1551-1589) disegna e fa coniare, in seguito alla morte dell’amante, 18 dozzine di appariscenti bottoni d’ argento a forma di teschio, dando così inizio ad una lugubre moda.<br />
Il terzo aneddoto che voglio portare è del 2006 quando siamo diventati Campioni del Mondo di calcio. In una camiceria, nell’agosto di quell’ anno, a Bellaria Rimini ho trovato dei bottoni da camicia verdi-bianchi-rossi, la bandiera italiana. Nel Museo del Bottone vi è un quadro con quei bottoni e Cannavaro che alza la Coppa. Quell&#8217;avvenimento aveva colpito la massa della gente, quel quadro è testimone dell&#8217;avvenimento. Curiosità, quando arrivano i turisti francesi, la visita parte proprio da qual quadro!</p>
<p><strong>Che crudeltà! Infine volevi raccontarci delle superstizioni legate ai bottoni&#8230;</strong><br />
Sì, per completare il quadro manca la superstizione che si riscontra in queste credenze:<br />
Bottone, cucito con filo incrociato, scaccia il diavolo<br />
Bottone, cucito su un vestito aderente al corpo, fa soffrire il mal di milza<br />
Se ci si tocca un bottone del proprio vestito quando si incrocia una suora, di certo si avverrà il desiderio espresso<br />
Nel Wuerttemberg le mungitrici e tutte le donne che assistono alla mungitura, devono sbottonarsi ogni bottone del loro abito affinché le mucche non trattengano neppure una goccia di latte<br />
In Finlandia ed in Estonia, per essere sicuro di un felice raccolto, deve andare nei campi a gettare semi con l’abbottonatura dei calzoni aperta</p>
<p><strong>Ora i nostri lettori si saranno incuriositi e verranno sicuramente a trovarti per conoscerti e vedere gli 8500 bottoni! Ricordiamo l&#8217;indirizzo e i contatti.</strong><br />
Il museo si trova in via della Costa 11 a Santarcangelo di Romagna in provincia di Rimini, l&#8217;ingresso e le guide interne sono gratuite. E&#8217; aperto tutti i giorni 10-12 e 15-18 in inverno; in estate 10-12, 16-18.30 e 21-23.30. Per informazioni potete telefonare allo 0541626524, al 3393483150 oppure mandare una e-mail a <a href="mailto:info@bottoni-museo.it">info@bottoni-museo.it</a>. Ci sono anche due siti web dedicati al museo: uno <a href="http://www.bottoni-museo.it"/>istituzionale</a> e uno creato dalle <a href="http://bottone.art-italy.net/">studentesse</a> dell&#8217;Università della moda di Rimini</a> </p>
<p><strong>Grazie per questa interessante chiacchierata, Giorgio.</strong><br />
Grazie a voi e complimenti per l&#8217;iniziativa.</p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/entrata.jpg" rel="lightbox[200]" title="entrata museo"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/entrata-150x150.jpg" alt="entrata" title="entrata museo" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-339" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/700-800.jpg" title="bottoni 700-800" rel="lightbox[200]"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/700-800-150x150.jpg" alt="bottoni 700-800" title="bottoni 700-800" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-341" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/900.jpg" rel="lightbox[200]" title="bottoni 900"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/900-150x150.jpg" alt="900" title="900" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-342" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/900_2.jpg" rel="lightbox[200]" title="bottoni 900"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/900_2-150x150.jpg" alt="bottoni 900" title="bottoni 900" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-344" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/materiali.jpg" rel="lightbox[200]" title="sezione materiali"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/materiali-150x150.jpg" alt="sezione materiali" title="sezione materiali" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-345" /></a></p>
<p class="fotoblog"><a href="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/gallavotti.jpg" rel="lightbox[200]" title="Giorgio Gallavotti"><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/gallavotti-150x150.jpg" alt="giorgio gallavotti" title="giorgio gallavotti" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-346" /></a></p>
<h2 style="margin-top:20px;">Informazioni pratiche</h2>
<p class="map"> <iframe src="http://maps.google.it/maps/ms?oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.00046f61505ab8bb6e0b2&amp;ll=44.070814,12.481842&amp;spn=0.296005,0.411987&amp;z=10&amp;output=embed" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" width="300" frameborder="0" height="300"></iframe><br />
<small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.00046f61505ab8bb6e0b2&amp;ll=44.070814,12.481842&amp;spn=0.296005,0.411987&amp;z=10&amp;source=embed" style="color: #0000ff; text-align: left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via della Costa 11, Santarcangelo di Romagna (Rimini)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://bottone.art-italy.net/" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo del bottone"/>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Museo della calzatura</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 18:07:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Via Alessandro Volta, Vigevano (Pavia)
I passi leggiadri di Beatrice d&#8217;Este. I passi scherzosi di una maschera veneziana del &#8216;700. I passi avanguardisti di un futurista. I passi totalitari di Mussolini. I passi beati di Giovanni XXIII. Tutti questi passi sono stati accompagnati da calzature ora esposte nel museo della calzatura di Vigevano, cittadina che fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/06/calzatura1-150x143.jpg" alt="museo calzatura" align="left" /><strong>Via Alessandro Volta, Vigevano (Pavia)</strong><br />
I passi leggiadri di Beatrice d&#8217;Este. I passi scherzosi di una maschera veneziana del &#8216;700. I passi avanguardisti di un futurista. I passi totalitari di Mussolini. I passi beati di Giovanni XXIII. Tutti questi passi sono stati accompagnati da calzature ora esposte nel museo della calzatura di Vigevano, cittadina che fino agli anni &#8216;60 è stata la capitale italiana del settore. Nelle sale del suggestivo castello sforzesco sono ospitate 200 paia di scarpe e, oltre al percorso storico, è possibile dedicarsi a quello geografico, che propone babbucce indiane e persiane, sandali di tribù nigeriane, mocassini cheyenne, stivali esquimesi. Presente anche una sezione d&#8217;autore con firme come Pfister, Gucci, Marc Jacobs, Manolo Blahnik, René Caovilla e Elsa Schiaparelli (che ha confezionato una &#8220;scarpa-cappello&#8221; disegnata da Salvador Dalì per la moglie).<br />
<span id="more-202"></span></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map"> <iframe src="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.00046ca062cab9c86119a&amp;ll=45.314978,8.852234&amp;spn=0.072428,0.102997&amp;z=12&amp;output=embed" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" width="300" frameborder="0" height="300"></iframe><br />
<small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.00046ca062cab9c86119a&amp;ll=45.314978,8.852234&amp;spn=0.072428,0.102997&amp;z=12&amp;source=embed" style="color: #0000ff; text-align: left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via Alessandro Volta, Vigevano (Pavia)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.comune.vigevano.pv.it/canalitematici/cultura/plonearticlemultipage.2010-01-15.6455925753/museo-internazionale-della-calzatura" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<p class="sitoweb"><strong>Dove mangiare</strong><br />
Piatti regionali e atmosfera bucolica alla <a href="http://www.trattoriabellavista1911.com" target="_blank">Trattoria Bellavista 1911</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo della calzatura"/>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Museo della pipa</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 15:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viale Trento 29, Fermo 
&#8220;Ma dove siamo?&#8221; chiede Watson. &#8220;Elementare, Watson: al museo della pipa, il mio preferito of course&#8221; risponde Sherlock Holmes. L&#8217;oggetto che stimola la concentrazione del famoso investigatore, nato nella gialla mente di sir Arthur Conan Doyle, da alcuni anni ha un luogo che lo celebra. Pipe di qualsiasi origine, materiale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/02/pjpa-150x150.jpg" alt="Museo della pipa" align="left" /><strong>Viale Trento 29, Fermo </strong><br />
&#8220;Ma dove siamo?&#8221; chiede Watson. &#8220;Elementare, Watson: al museo della pipa, il mio preferito <em>of course</em>&#8221; risponde Sherlock Holmes. L&#8217;oggetto che stimola la concentrazione del famoso investigatore, nato nella gialla mente di sir Arthur Conan Doyle, da alcuni anni ha un luogo che lo celebra. Pipe di qualsiasi origine, materiale e foggia: marchigiane, venete, tirolesi , tedesche, francesi, precolombiane del Messico e centro America; in porcellana, in filigrana argentata, in schiuma di mare; dipinte, incise o scolpite a mano. C&#8217;è anche una sezione con pipe possedute da personaggi celebri quali ad esempio Sandro Pertini, Sandro Curzi e Vittorio Feltri.<span id="more-184"></span></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map"> <iframe src="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;s=AARTsJqNUo530Yndwrv1Hch6y98K3pBrSg&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.000463e830bbfd277a2aa&amp;ll=43.164121,13.725357&amp;spn=0.037563,0.051498&amp;z=13&amp;output=embed" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" width="300" frameborder="0" height="300"></iframe><br />
<small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.000463e830bbfd277a2aa&amp;ll=43.164121,13.725357&amp;spn=0.037563,0.051498&amp;z=13&amp;source=embed" style="color: #0000ff; text-align: left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Viale Trento 29, Fermo</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.museodellapipa.it/" target="_blank">Vai al sito web</a><br />
<a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.000463e830bbfd277a2aa&amp;z=14" class="invisible">Vai alla mappa su Google maps</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo della pipa"/>]]></content:encoded>
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		<georss:point featurename="Viale Trento 29  FERMO">43.1647211 13.7229766</georss:point>
	</item>
		<item>
		<title>Museo della campana</title>
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		<comments>http://www.insolitimusei.com/musei/museo-della-campana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 15:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indescrivibili]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.insolitimusei.com/musei/museo-della-campana/</guid>
		<description><![CDATA[Via d&#8217;Onofrio 14, Agnone (Isernia)
Per chi suona la campana? Una volta suonava per tutti, svolgendo la preziosa funzione di regolare i ritmi sociali e di scandire i bioritmi individuali. Con l&#8217;affinarsi della tecnica il progresso ha allacciato sul polso di tutti l&#8217;orologio e il tempo è passato da una dimensione condivisa a una &#8220;egoistica&#8221;. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/02/campana-150x150.gif" alt="museo della campana" align="left" /><strong>Via d&#8217;Onofrio 14, Agnone (Isernia)</strong><br />
Per chi suona la campana? Una volta suonava per tutti, svolgendo la preziosa funzione di regolare i ritmi sociali e di scandire i bioritmi individuali. Con l&#8217;affinarsi della tecnica il progresso ha allacciato sul polso di tutti l&#8217;orologio e il tempo è passato da una dimensione condivisa a una &#8220;egoistica&#8221;. Per tornare indietro nel tempo visita questo museo, che sorge vicino alla Fonderia Pontificia &#8216;Marinelli&#8217;, la più antica fabbrica di campane del mondo.  Contiene una ricca raccolta di campane che vanno dal XIV secolo in poi, fra le quali quella campana del Santuario di Lourdes, quella commemorativa del centenario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia e quella dei quattro Papi (da Giovanni XXIII a Papa Wojtyla).<span id="more-175"></span></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
<p class="map"> <iframe src="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;s=AARTsJqdPVv0AqBJXbHf166Rwlbcoy1kcw&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.00046344419e2bdefa40a&amp;ll=41.816361,14.408569&amp;spn=0.614096,0.823975&amp;z=9&amp;output=embed" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" width="300" frameborder="0" height="300"></iframe><br />
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<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via d&#8217;Onofrio 14, Agnone (Isernia)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://www.campanemarinelli.com/italiano/museo.php?img=museo" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo della campana"/>]]></content:encoded>
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		<title>Museo della plastica</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 12:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Via Marconi 30, Pont Canavese (Torino)
Il chimico Paul John Flory ha definito la plastica &#8220;il materiale che la natura aveva dimenticato di creare&#8221;. Nel 1907 il chimico belga-americano Leo Baekeland inventò la bachelite, ovviando a questa mancanza. Approfitta di questo museo per capire l&#8217;essenza di un materiale relativamente giovane che ormai ha una rilevanza fondamentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.insolitimusei.com/musei/wp-content/uploads/2009/02/plastica1-150x150.jpg" alt="museo della plastica" align="left" /><strong>Via Marconi 30, Pont Canavese (Torino)</strong><br />
Il chimico Paul John Flory ha definito la plastica &#8220;il materiale che la natura aveva dimenticato di creare&#8221;. Nel 1907 il chimico belga-americano Leo Baekeland inventò la bachelite, ovviando a questa mancanza. Approfitta di questo museo per capire l&#8217;essenza di un materiale relativamente giovane che ormai ha una rilevanza fondamentale nella tua vita quotidiana. Una rassegna completa di oggetti in PVC, celluloide, bachelite, fòrmica, nylon, plexiglass ti racconterà l&#8217;evoluzione dei materiali plastici dalla loro invenzione a oggi.<span id="more-163"></span></p>
<h2>Informazioni pratiche</h2>
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<small><a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=100414155336711698468.00046343be1ff30cae72a&amp;ll=45.286482,7.462463&amp;spn=0.579718,0.823975&amp;z=9&amp;source=embed" style="color: #0000ff; text-align: left">Visualizzazione ingrandita della mappa</a></small></p>
<p class="indirizzo"><strong>Indirizzo</strong><br />
Via Marconi 30, Pont Canavese (Torino)</p>
<p class="sitoweb"><strong>Web</strong><br />
<a href="http://museo.cannon.com/museonew/default.htm" target="_blank">Vai al sito web</a></p>
<img src="" title="GeoPress map of Museo della plastica"/>]]></content:encoded>
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