Categoria ‘Insaziabili’

museo paracarro Via Garibaldi 45, Raddusa (Catania)
Aula magna dell’università di Oxford. Carrellata su una platea austera e silenziosa di compite signore anziane molto british, tutte devote cultrici della diciassettesima ora in cui sorseggiano l’amata bevanda a base di teina con le amiche fidate. La camera si sposta e inquadra la cattedra dove Dan Peterson, vestito da baronetto, pronuncia al microfono lo slogan cult “Uuuuhhh uuuhhhh, Museo del the, fenomenale”. Boato dal pubblico femminile in delirio, giacche di tailleur che volano e comparsa di striscioni come “Museo del the of Raddusa (Catania), we love you” e “God save the Queen and Dan”.
Con un video promozionale come questo sul web il museo del the spopolerebbe e farebbe il pienone di visitatori, che peraltro rimarrebbero soddisfatti perché l’esposizione è di prim’ordine: più di 600 tipi di the provenienti da tutto il mondo; oltre 500 teiere in terra zisha dalla collezione della città cinese di Yixing; la teiera e la tazza da the più grandi del mondo (record certificati dal guinness dei primati); bollitori, tazze, accessori, samovar e quadri raccolti tra i popoli più vari (giapponesi, russi, cinesi, berberi, beduini, etiopi, centroafricani, iraniani, inglesi, francesi, cingalesi, birmani…).
Chiudiamo con questo particolare raccontato dallo scrittore Okakura Kakuzo: quando i giapponesi vogliono descrivere un uomo come rozzo e superficiale, dicono che “non ha il the”.
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museo dell'aceto balsamico Villa comunale Fabriani – via Roncati 28, Spilamberto (Modena)
Dovreste avere le papille gustative imbalsamate per non cogliere la grande differenza che corre tra un aceto balsamico tradizionale e uno da discount.
A Spilamberto, dove sono maestri nell’arte acetaia, ti spiegheranno il paziente lavoro che sta dietro a un prodotto capace di regalare esperienze sensoriali così particolari: il mosto d’uva cotto viene lasciato invecchiare a lungo e travasato in una serie di vaselli fatti di legni diversi, senza alcuna addizione di sostanze aromatiche. Il risultato finale è di color bruno scuro rilucente, con odore intenso ma armonico e sapore dolceamaro.
La visita si snoda fra sette sale: stanza proiezioni, vendemmia e cottura del mosto, bottega del bottaio e anatomia delle botti, oggetti e documenti storici, strumenti e tecniche di assaggio, consorteria dell’Aceto Balsamico tradizionale, bookstore ben fornito.
Alla fine sarai conscio dell’unicità di questo aceto, impossibile da produrre a livello industriale, e della necessità di tutelarne il nome e di regolamentarne la fabbricazione.
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museo del prosciutto Parma C/o Ex Foro Boario – Via Bocchialini 7, Langhirano (Parma)
Buongustaie e buongustai vicini e lontani, siamo lieti di darvi il benvenuto all’unico museo che potete visitare con gli occhi foderati di prosciutto.
Qui a Langhirano, “porta d’oro della val Parma”, la pratica è anzi incoraggiata, soprattutto se usate fettine del crudo di Parma. Tenendole così vicine potrete apprezzarne il colorito genuino, la qualità della carne e il profumo inebriante, diventando parte vivente dell’esposizione.
Questa tocca diverse tematiche: le caratteristiche del territorio provinciale, le razze suine da salume dall’antichità a oggi, il sale e la conservazione dei cibi, la norcineria tradizionale, gli altri salumi parmigiani nella storia, l’impiego gastronomico dei salumi, l’evoluzione delle tecniche di lavorazione del prosciutto, la produzione agroalimentare e le DOP, una videoteca completa sull’argomento.
Alla fine della visita vi aspetta l’area assaggi, perchè come dicevano i latini, “perexsuctum in fundo”!
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museo del pomodoro Strada Giarola 11, Collecchio (Parma)
“Gli Spagnuoli ce lo portarono dal Messico verso la fine del secolo XVIII e fu accolto con tanta benevolenza che nel corso di pochi anni è diventato il compagno indispensabile di altri alimenti, un ospite gradito delle nostre cucine. Da principio per la sua apparenza e il colorito smagliante fu detto pomo d’amore (pomme d’amour), poscia forse per economia di voce il pomo d’amore coangiossi in pomodoro: cooperando alla trasformazione anche il suo colore, che è fra il rosso e l’aranciato”.
Questa definizione di un vecchio dizionario etimologico evidenzia bene tre aspetti del pomodoro: la comparsa relativamente recente sulle tavole italiane, la fondamentale importanza che ha avuto da subito nella cucina mediterranea e infine l’evoluzione del suo nome.
Il parmense è stato fin dall’inizio una delle migliori zone produttive dello stivale, grazie al lavoro di illustri agronomi come Rognoni, Bizzozzero e Solari, che da un lato si occupavano delle tecniche di coltivazione ma dall’altro si preoccupavano anche di elaborare delle efficaci metodologie per la conservazione del prodotto. Determinante è stata la nascita, nel 1922, della Stazione Sperimentale delle Conserve, un ente che si occupava di innovazione tecnologica, assistenza alle imprese e controllo di qualità.
Nel museo allestito a Collecchio troverete un percorso che non trascura nessun aspetto concernente la succosa solanacea: botanica, diffusione geografica, coltivazione, conservazione, processi industriali e archeologia industriale, gastronomia, ricettari, cultura alta (letteratura, arti figurative) e cultura popolare (pubblicità)…e qualora non vi bastasse c’è anche un enorme e fedele riproduzione in polistirolo colorato!
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museo del Parmigiano Reggiano C/o Corte Castellazzi, Via Volta 5, Soragna (Parma)
“Parmi di vedere Giano” disse la regina Mozzarella. “Sì è proprio lui, Re ‘GGiano” rispose il ruspante servitor Pecorino.
Questo dialogo immaginario proveniente dal mondo dei formaggi evoca bene la posizione che il Parmigiano Reggiano occupa nella gerarchia dei prodotti caseari italiani: è uno dei più venduti e apprezzati sul territorio nazionale ed estero, quindi l’aggettivo regale bene gli si addice.
In provincia di Parma, culla di produzione della saporita pietanza, si sono resi conto del tesoro gastronomico che hanno in casa e hanno deciso di valorizzarlo ulteriormente istituendo un museo a lui dedicato. La sede prescelta è un antico caseificio di Soragna, che ha la peculiarità di una pianta circolare con locale unico.
La visita al suo interno è strutturata in modo da svelare tutte le sfumature del formaggio che si gusta in scaglie: caratteristiche nutrizionali, tipologie architettoniche dei caselli di produzione, evoluzione storica dei caseifici e delle attrezzature, processo produttivo attuale, testimonianze storiche con immagini di ricette antiche, cenni culturali e pubblicitari.
Potrete così scoprire il dietro le quinte della classica forma con l’inconfondibile nome punteggiato.
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primitivo Via F. Massimo 19, Manduria (Taranto)
Finalmente ce l’hai fatta. Hai lasciato a casa tutti gli orpelli tecnologici come laptop, smartphone, tablet e ora sei in Puglia, più precisamente in Manduria.
Ti stai gustando un ottimo bicchiere di Primitivo a contatto con la natura. Irraggiungibile e rilassata.
Finito l’ultimo sorso ti recherai al museo di questo vino vellutato, dove potrai ripercorrere la storia del vigneto, conoscere a fondo la filiera produttiva e esplorare il contesto sociale in cui nasce. I membri del consorzio vinicolo che fanno da guida non lesineranno curiosità e aneddoti succosi. Al termine della visita ti aspetta un altro brindisi doc: perché è bello essere evoluti e senzienti, ma a volte una sana ebbrezza primitiva può essere un toccasana.
Marco Sors
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felino c/o Castello di Felino – Strada al Castello 1, Felino (Parma)
“Non han mai fatto male tre fette di salame” diceva una reclame di alcuni lustri fa.
Visto che ci sentiamo particolarmente magna-nimi e considerata la golosità dell’alimento, moltiplichiamo per dieci la quantità di fette consumabili nello spaccio del museo, che è ospitato nell’affascinante castello di Felino. Ve ne basteranno 30 speriamo! Certo dopo non avrete l’agilità di un felino, ma potrete basare la vostra difesa sull’assioma “Slow food, slow move”.
I temi toccati nelle varie sale sono: testimonianze storiche, gastronomia, norcineria e produzione casalinga, tecnologia di produzione, commercializzazione, video e curiosità.
Durante la visita le vostre ghiandole salivari si attiveranno in modo progressivo, verso la fine dovrete fare attenzione a non sbavare sulla spalla del vostro vicino. Cercate di contenervi, che diamine! Lo store con le sue delizie è proprio dietro l’angolo.
Marco Sors
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museo fruttaVia Pietro Giuria 15, Torino
“Buongiorno, vorrei quattro mele e mezzo chilo di ciliege per piacere”. “Signora, guardi che non siamo al mercato…questo è il Museo della frutta e io sono il custode”.
La scena potrebbe svolgersi a Torino, fra le mura del Museo della frutta. Al suo interno sono esposti circa 1100 modelli plastici di frutta e ortaggi: mele, pere, pesche, uva, susine, fragole, ciliegie, arance, mandarini, limoni, barbabietole da foraggio, funghi e così via. Tutti di fattura così pregevole da sembrare veri.
Gran parte della collezione è stata modellata a fine Ottocento dal poliedrico artigiano Francesco Garnier Valletti e appartiene all’Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante, che dai primi del ‘900 si occupa dello studio dell’agraria, dalla concimazione chimica fino alla conservazione a basse temperature.
Molto interessante è anche il primo frigorifero sperimentale presentato all’interno del percorso espositivo.
“Ah mi scusi, è che questa frutta è così bella…”. “Arrivederci signora, se vuole c’è un ortofrutta qui fuori all’angolo”.
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museo maialeVia Castello, Carpineto Sinello (Chieti)
Del maiale non si butta via niente. In questo momento di crisi, l’attualità del vecchio detto popolare è sorprendente. Anche i curatori del giovane museo devono aver pensato a qualcosa del genere, e hanno deciso di esporre tutti i derivati del roseo suino. Potrete grufolare tra varie aree: quella che presenta in modo dettagliato l’animale tracciandone la carta d’identità, quella dove si ricostruisce il ruolo dell’allevamento del maiale nell’economia rurale italiana, quella dove si approfondiscono le tecniche dell’arte salumiera, l’area culturale dove si racconta la fortuna del suino nella pittura e nella letteratura, e infine il paradiso dei carnivori (e inferno degli erbivori) dove dal soffitto pendono insaccati di ogni sorta pronti a essere assaggiati.
Molto divertente e azzeccato il logo del museo, complimenti al grafico che l’ha realizzato da parte della redazione!

Il museo è temporaneamente chiuso per lavori. Per informazioni rivolgersi direttamente al Comune di Carpineto Sinello. Telefono 0872 869135

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museo della pastaPiazza Scanderbeg 117, Roma
“Macaroni… m’hai provocato e io te distruggo, macaroni! Io me te magno!” diceva il grande Alberto Sordi in ‘Un americano a Roma’. A qualsiasi latitudine e longitudine nel mondo, il destino dell’italica pietanza è sempre lo stesso: essere distrutta dalle fauci mentre provoca un sommo godimento alle papille gustative. Addentrati in questo saporito museo per scoprirne gli ingredienti del successo. Ripercorrerai la storia della pasta negli ultimi otto secoli, conoscerai i veri macchinari usati nella filiera produttiva, otterrai preziose informazioni nutrizionali, contemplerai le opere d’arte dedicate alla pasta dall’antichità ai giorni nostri. Leggi il resto »



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