Blog
Qui ti presentiamo tutte le novità che riguardano il nostro progetto. Segnalazioni e commenti dei visitatori, passaggi sui media, novità sui musei…
8/2/10 Le chiacchierate insolite: Giorgio Gallavotti del Museo del bottone
Abbiamo pensato di fare periodicamente una chiacchierata con il responsabile di un insolito museo. Oggi incontriamo Giorgio Gallavotti, ideatore del “Museo dei bottoni” di Santarcangelo di Romagna. Molte persone si chiedono perché il Museo ha un grande successo attirando tanti visitatori e che cosa si possa mai trovare in un bottone, oltre all’evoluzione della moda e alla trasformazione dei modelli e dei materiali. Noi abbiamo girato le domande direttamente al simpaticissimo fondatore Giorgio Gallavotti.
Ciao Giorgio, la domanda che ci viene più spontanea è: cosa può mai dire un bottone?
La maggioranza della gente pensa che il bottone serva solo per unire due pezzi di stoffa, i bottoni utilitari…
E invece?
I bottoni possono essere anche di ostentazione, di comunicazione, di gossip, di seduzione, di superstizione.
L’ostentazione, ad esempio: i nobili dal 1300 al tardo 1800 adoperavano fino a 150 bottoni, solo 3 o 4 erano per abbottonare la veste, mentre gli altri erano solo per ostentare ed erano sistemati in lunghe file fermati dietro con un filo di ferro.In questo modo, vista la preziosità dei manufatti, se occorreva cambiare vestito si sfilavano e poi si mettevano su un altro abito. La preziosità derivava dai materiali nobili come oro, argento, pietre dure, ma anche in vetro, in smalto, avorio e metallo riccamente lavorati dagli artigiani più famosi dell’epoca. In quel periodo i bottoni erano esclusivamente per gli uomini: erano i loro gioielli.
Francesco I Re di Francia nel 1500 si è fatto fare un vestito di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro, fatti da Jack Polin, l’ orafo più famoso di Parigi, perché doveva ricevere il sultano e doveva far vedere che fra i due il più ricco era lui.
La comunicazione come si svolgeva?
La comunicazione si presenta in vari aspetti: può essere quella di appartenenza a una famiglia, a un corpo militare, a un club, ma anche quella di comunicare una cosa personale o un lutto particolare. La comunicazione, attraverso il bottone, era presente soprattutto nei salotti bene del 1700 – 1800.
Il bottone con il simbolo della corona con sotto le iniziali della famiglia è da Famiglia Reale; lo stemma con corona a 5 punte è da Duca; con 7 da Barone; con 9 tutte uguali è da Conte; con 9 e la prima, la centrale e l’ultima più alte è da Marchese.
La servitù dei nobili aveva la livrea con i bottoni con lo stemma del casato a cui appartenevano e più era ricco il casato più nobile era il materiale con cui erano fatti i bottoni, in lega metalliche ma anche in oro e argento.
I bottoni di gossip ci incuriosiscono…
I bottoni “rebus” sono famosi proprio in quanto stimolavano le discussioni e la curiosità dei conviviali, l’attuale gossip. Pensate le chiacchiere e le supposizioni in un salotto di qualche nobile dove un personaggio si presenta con la marsina piena di quei bottoni rebus dove si può decifrare che “ella cedette“. Con chi? Come? Quando? Dove? E tanti altri punti interrogativi che alimentano sempre più la curiosità delle persone, in quella sala non si parlava d’altro. Un modo malizioso per mantenere un segreto nascosto, ma non troppo.
Arriviamo naturalmente all’aspetto più intrigante e attuale, la seduzione
Sulla seduzione troviamo una immensa letteratura e di aneddoti, in quanto il bottone è definito come “Il confine fra il mondo esteriore e quello interiore”. Ecco alcuni esempi: un bottone slacciato al punto giusto può mettere in difficoltà chi è di fronte se osare o no un approccio particolare: “Ogni bottone slacciato è un grado di intimità raggiunto…è il limite oltre l’immaginario…e chiave d’accesso a segrete intimità corporee…”. Una bottonatura ermetica chiude ogni speranza e possibilità.
Un semplice bottone degli anni ‘20 con la simbologia di un ventaglio rappresenta proprio la seduzione, con quel ventaglio che le dame adoperavano fin dal 1700 come alfabeto Morse per avvisare l’amante quando e dove si dovevano incontrare.
E ora sconfiniamo nella simbologia, una sorta di enigmistica che lega i bottoni a eventi importanti
Qui infatti siamo entrati nella simbologia. Essa deriva da fatti straordinari provenienti dalla strada o società, che colpiscono la fantasia della gente. Qualcuno disegna sui bottoni quei fatti e diventano testimoni dell’avvenimento e della storia. Questi bottoni si trovano sin dal 1700 ai nostri giorni.
All’inizio del XX secolo in Italia il 90% della popolazione era analfabeta. Maria Montessori era riuscita a far leggere e scrivere dei bambini, recuperandoli alla vita e alla società, mettendogli in mano delle lettere dell’alfabeto di legno. Ecco che uno stilista, stimolato dal successo della dottoressa, ha pensato di disegnare quelle stesse lettere su un bottone. Questo bottone è diventato una pietra miliare della nostra storia.
Un altro bottone con il profilo dei grattacieli di New York, la scritta USA e il Cremlino con la scritta CCCP, è un grande messaggio di pace e di fratellanza fra i popoli. E’ un bottone in metallo degli anni ’70, quando è terminata la guerra fredda e iniziata la distensione. Nixon nel 1972 va a Mosca e nel 1975 vi è stato il primo incontro nello spazio fra i due satelliti russo e americano.
Elenco alcuni fatti o personaggi che si ricavano interpretando la simbologia dei nostri bottoni: Meucci, il Titanic, l’emigrazione italiana degli anni 1920, Jack London, le scoperte delle tombe dei Faraoni, l’emigrazione italiana, i desideri della gente, l’emancipazione femminile ecc. Mentre bottoni con simbologia precisa ricordano Bettino Craxi, l’URSS, tutta la serie degli stilisti di moda degli anni 1970, la Fiat, Napoleone, Hitler e le Olimpiadi a Berlino del 1936, Mussolini, la corazzata tedesca Bismark e la nave S. Marco italiana.
Ci sono degli aneddoti sui bottoni?
Certo, eccone tre di varia natura.
La Regina d’Inghilterra Elisabetta I, nella seconda parte del 1500, fece cucire dei bottoni su tutto il paramano delle maniche dei soldati per evitare che si pulissero il naso con la manica.
Invece Enrico III Re di Francia (1551-1589) disegna e fa coniare, in seguito alla morte dell’amante, 18 dozzine di appariscenti bottoni d’ argento a forma di teschio, dando così inizio ad una lugubre moda.
Il terzo aneddoto che voglio portare è del 2006 quando siamo diventati Campioni del Mondo di calcio. In una camiceria, nell’agosto di quell’ anno, a Bellaria Rimini ho trovato dei bottoni da camicia verdi-bianchi-rossi, la bandiera italiana. Nel Museo del Bottone vi è un quadro con quei bottoni e Cannavaro che alza la Coppa. Quell’avvenimento aveva colpito la massa della gente, quel quadro è testimone dell’avvenimento. Curiosità, quando arrivano i turisti francesi, la visita parte proprio da qual quadro!
Che crudeltà! Infine volevi raccontarci delle superstizioni legate ai bottoni…
Sì, per completare il quadro manca la superstizione che si riscontra in queste credenze:
Bottone, cucito con filo incrociato, scaccia il diavolo
Bottone, cucito su un vestito aderente al corpo, fa soffrire il mal di milza
Se ci si tocca un bottone del proprio vestito quando si incrocia una suora, di certo si avverrà il desiderio espresso
Nel Wuerttemberg le mungitrici e tutte le donne che assistono alla mungitura, devono sbottonarsi ogni bottone del loro abito affinché le mucche non trattengano neppure una goccia di latte
In Finlandia ed in Estonia, per essere sicuro di un felice raccolto, deve andare nei campi a gettare semi con l’abbottonatura dei calzoni aperta
Ora i nostri lettori si saranno incuriositi e verranno sicuramente a trovarti per conoscerti e vedere gli 8500 bottoni! Ricordiamo l’indirizzo e i contatti.
Il museo si trova in via della Costa 11 a Santarcangelo di Romagna in provincia di Rimini, l’ingresso e le guide interne sono gratuite. E’ aperto tutti i giorni 10-12 e 15-18 in inverno; in estate 10-12, 16-18.30 e 21-23.30. Per informazioni potete telefonare allo 0541626524, al 3393483150 oppure mandare una e-mail a info@bottoni-museo.it. Ci sono anche due siti web dedicati al museo: uno istituzionale e uno creato dalle studentesse dell’Università della moda di Rimini
Grazie per questa interessante chiacchierata, Giorgio.
Grazie a voi e complimenti per l’iniziativa.
1/2/10 Nuove recensioni e nuovi amici
Due nuovi ospiti sono apparsi sul sito: il museo dei lucchetti e il museo dei cavatappi.
Il primo è stato recensito dalla nostra appassionata lettrice Maria Chiara Catania, che ci spiega come il lucchetto non sia solo uno strumento di difesa della proprietà privata in spazi pubblici o un simbolo d’amore adolescenziale.
Il secondo spazio espositivo, invece, evidenzia la mistica che si cela dietro l’apertura delle bottiglie di vino…ma siamo convinti che il fondatore del museo Paolo Annoni con i suoi cavatappi sarebbe in grado di aprire persino un lucchetto!
Se anche voi avete un insolito museo del cuore e volete collaborare, mandateci pure la vostra recensione e noi la pubblicheremo.
25/12/09 Auguri + invito
Auguriamo a tutti un Natale sereno e un 2010 insuperabile!
Cogliamo l’occasione per invitarvi alla festa di fine programma organizzata dalla trasmissione di Radio2 ‘L’Altrolato’, che qualche tempo fa ci ha gentilmente ospitato. La festa si terrà il 10 gennaio a partire dalle 11 presso il Bloom di Mezzago (MI): “Puntata live ‘fuori onda’ con Federico Taddia per raccontare e raccontarsi 5 anni in onda. Gli ospiti e gli ascoltatori del programma danno vita ad un grande baratto di altrilati, con interviste, esibizioni, ricordi, contaminazioni e idee per il futuro”. Per maggiori informazioni potete visitare la pagina dedicata all’evento sul sito di Federico Taddia.
18/11/09 Le bottiglie traslocano!
La collezione di birre ha trovato una nuova famiglia. Le 960 bottiglie passano dalla generosa Vanna ai soci del locale Baba Yaga di Vignate (Milano), dove verranno esposte per dar vita al Museo della birra.
Sentiamo cosa ci racconta Matteo, uno dei soci.
Il nostro locale si propone di organizzare eventi di diverso genere, sia musicali/teatrali, sia di tipo espositivo. Abbiamo infatti ospitato parecchie mostre di fotografia, pittura e illustrazione, come potete vedere dal sito www.baba-yaga.it (nella pagina eventi c’e’ un link al “curriculum” del locale)
E come mai vi siete interessati alle bottiglie?
Abbiamo sentito della collezione sulla trasmissione L’Altrolato di Radio2, e ci è subito sembrato il naturale collegamento tra le nostre due attività: la possibilita’ di ospitare l’esposizione e di poterci definire “museo della birra”
Noi di insolitimusei.com vi facciamo gli auguri per questa iniziativa…siamo molto soddisfatti e speriamo che questo nuovo insolito museo nasca presto! All’inaugurazione saremo sicuramente presenti, sarebbe bello diventasse un’occasione di incontro con i nostri visitatori e con i curatori di altri musei inconsueti.
09/11/09 AAA “mastro birraio imbottigliatore” cercasi
Sognate di aprire un insolito museo tutto vostro? Vi piace l’ambrata bibita luppolosa e non avete paura di rimanere imbottigliati in un ingorgo di vetro? Oggi è il vostro giorno fortunato.
La nostra lettrice Vanna da Reggio Emilia ci ha contattato perchè deve traslocare e non sa dove mettere la sua collezione di 960 (novecentosessanta!) bottiglie di birra vuote, italiane e straniere. Vuole regalarle tutte, con tanto di mensole espositive. Noi purtroppo non abbiamo la possibilità di ospitarle, quindi abbiamo pensato di rivolgerci a voi.
Se qualcuno è interessato ci scriva una mail: naturalmente daremo la precedenza a chi può prendere la collezione completa e dar vita a uno spazio espositivo aperto al pubblico.
08/11/09 L’Altrolato ospita insolitimusei.com
La trasmissione “L’Altrolato” di Radio2 ha dedicato la puntata di domenica 8 novembre al nostro sito. L’effervescente conduttore Federico Taddia ha dialogato con Giuliano Gaia, uno degli ideatori del progetto, e insieme hanno presentato l’iniziativa, parlando di diversi musei inconsueti e svelando curiosità che hanno solleticato le sinapsi degli ascoltatori.
Il feedback è stato immediato, infatti sono arrivate ben 500 visite e una ventina di segnalazioni di nuovi musei molto promettenti! Grazie a tutti quelli che ci hanno scritto e grazie alle persone che lavorano alla trasmissione: la co-autrice Claudia Ceroni, il curatore Renzo Ceresa, la regista Patrizia Gobbi e ovviamente l’autore/conduttore Federico Taddia.
Qui potete ascoltare o scaricare il podcast della puntata:
PS Un saluto particolare alla persona che ci ha visitato dalla città di Ouagadougou, nel Burkina Faso. E’ probabilmente la capitale con il nome più complicato del globo, e letta dall’altrolato (ormai siamo esperti) diventa una sorta di palindromo: Uoguodagauo.
14/10/09 Le chiacchierate insolite
Abbiamo pensato di fare periodicamente una chiacchierata con il responsabile di un insolito museo. Oggi incontriamo Rino Lombardi, curatore del “Magazzino dei venti” di Trieste.
Ciao Rino, raccontaci un po’ com’è nata l’idea del “Magazzino dei venti”
Nel 1999 ho pensato di produrre dei barattoli contenenti il tipico vento triestino, la Bora. La Libreria internazionale Transalpina, specializzata nelle guide turistiche e nella letteratura di viaggio, ha apprezzato l’idea e ha commercializzato la “Bora in scatola”.
Visto il successo dell’iniziativa ho pensato, insieme ad altri amici, che a Trieste mancava uno spazio dedicato a una degli aspetti più conosciuti della città, cioè il suo vento. Quindi abbiamo fondato l’associazione Museo della Bora.
Quali sono stati i primi passi dell’associazione?
Nel settembre del 2000, insieme all’Assessorato alla cultura del Comune di Trieste, abbiamo organizzato GirandolArt, la grande festa delle girandole in piazza. L’iniziativa, destinata ai bambini dai 4 ai 100 anni, continua ancora oggi. Siamo giunti alla decima edizione e ogni anno abbiamo ospiti che animano l’evento: quest’anno c’era Matteo Nasini di Roma, con i suoi originali Risonatori Eolici, curiosi oggetti con corde che suonano al vento. Poi, nel 2001, abbiamo messo online il primo sito web dedicato interamente alla Bora: http://www.museobora.org/
Continuava a mancarvi uno spazio fisico…
Finalmente nel gennaio 2004 abbiamo inaugurato il “Magazzino dei venti”, in un’ampia sala privata in via Belpoggio 9. Dopo aver raccolto il materiale e trovato una location adatta, eravamo pronti per partire. Abbiamo deciso di dedicarlo non solo alla Bora, ma di aprirlo a tutti i venti esistenti per condividere le esperienze con realtà diverse.
Cosa si può vedere nel magazzino?
Il magazzino è uno spazio work in progress dove spesso cambiamo posizione e relazioni fra gli oggetti esposti … comunque diciamo che si possono individuare quattro sezioni principali.
La prima è costituita da libri, riviste, materiali audiovisivi e multimediali, tutti con soggetto eolico.
La seconda è l’archivio personale del Professore Silvio Polli, che conserva materiali raccolti a partire dagli anni ‘50 da un grande studioso della Bora: cartoline, giornali d’epoca, fotografia, appunti scientifici.
Poi abbiamo la parte più divertente, quella degli oggetti che interagiscono con il vento: le girandole, i segnavento artistici, gli spaventapasseri eolici di Bali e della Slovenia, le corde che servivano da appiglio ai pedoni di Trieste nei giorni di Bora scura, i cappelli eolici dei camini, una “pistola sparavento”… e tanto altro.
Infine c’è la collezione dei Venti del Mondo, dei contenitori personalizzati che contengono venti di varie aree geografiche. Li abbiamo raccolti grazie al contributo di amici, visitatori e appassionati da tutto il mondo.
Ci fai degli esempi?
Abbiamo venti imbottigliati a Rodi, Mogliano Veneto, Bordeaux, Etna, Las Vegas, Traversetolo, Staranzano, deserto libico, Val Susa, Bolivia, Lucania, Val Seriana e Fiandre solo per citarne alcuni. Per ringraziare le persone conferiamo loro il prestigioso diploma di ambasciatore eolico.
Chi sono i visitatori tipici?
Sono delle persone estremamente curiose. Leggono di noi su internet, rimangono colpiti e quando passano da queste parti vengono a salutarci, a raccontarci delle storie molto interessanti e magari a portarci una bottiglia con il vento delle loro parti.
Poi ci sono le comitive, come le scolaresche delle scuole d’infanzia e primarie che vengono a passare una mattinata interattiva. I bambini prima ascoltano una breve storia ventosa, poi giocano con gli oggetti eolici, creano dei disegni o dei lavoretti che conserviamo accuratamente. Il momento più divertente è quando li facciamo soffiare in un anemometro portatile e vediamo se sono brezzoline, venticelli, borini o tornadi.
A volte poi sono capitate delle persone che dovevano fare delle ricerche bibliografiche in ambito eolico.
Su Facebook c’è anche il gruppo “Magazzino dei venti visitatori riuniti”
Informazione pratiche per visitare il magazzino?
E’ possibile prenotare la visita, gratuita, telefonando allo 040307478 oppure inviando una e-mail all’indirizzo museobora@iol.it
I media si sono interessati a voi?
Sì, a livello nazionale sono apparsi articoli su R2 de “La Repubblica” e sul free press “City”. Inoltre abbiamo avuto passaggi radiofonici sulle Colonne d’Ercole di Radio Due e su Radio Capital.
E le istituzioni?
Abbiamo dei buoni rapporti con il Comune di Trieste, che ci ha supportato in alcune iniziative come GirandolArt. Ora però ci stiamo avvicinando al decennale dell’Associazione e vorremmo celebrarlo con una bella mostra in uno spazio più ampio e centrale…
A buon intenditor, poche parole! In bocca al lupo per il decennale e grazie per la chiacchierata.
Grazie a voi e compli-venti per il vostro sito.










