Museo del Bottone
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Via della Costa 11, Santarcangelo di Romagna (Rimini)
Qualche anno fa l’album “Push the button” dei Chemical Brothers infuocava le dancefloor di mezzo mondo, incluse quelle sovraffollate di Rimini. Nello stesso periodo lì vicino, a Santarcangelo di Romagna, Giorgio Gallavotti premeva i suoi bottoni da collezione per inserirli nell’ennesima cornice che compone il suo museo. Erede della merceria di famiglia, Giorgio ha raccolto i fondi di magazzino accumulatisi nel corso dei decenni e poi ha chiesto esemplari alle principali aziende italiane, ben liete di partecipare. Oltre a un ampio insieme di bottoni da fine ‘800 ad oggi, c’è una sezione dedicata alle materie prime di produzione e all’evoluzione del processo industriale nell’ultimo secolo, e anche una che presenta delle curiosità: sapevate ad esempio che durante la guerra civile americana sia i sudisti che i nordisti avevano dei bottoni cuciti sul retro della giacca per evitare che mentre riposavano stessero troppo comodi cadendo in sonni profondi?
La chiacchierata insolita
Oggi parliamo con Giorgio Gallavotti, ideatore del “Museo dei bottoni” di Santarcangelo di Romagna. Molte persone si chiedono perché il Museo ha un grande successo attirando tanti visitatori e che cosa si possa mai trovare in un bottone, oltre all’evoluzione della moda e alla trasformazione dei modelli e dei materiali. Noi abbiamo girato le domande direttamente al simpaticissimo fondatore Giorgio Gallavotti.
Ciao Giorgio, la domanda che ci viene più spontanea è: cosa può mai dire un bottone?
La maggioranza della gente pensa che il bottone serva solo per unire due pezzi di stoffa, i bottoni utilitari…
E invece?
I bottoni possono essere anche di ostentazione, di comunicazione, di gossip, di seduzione, di superstizione.
L’ostentazione, ad esempio: i nobili dal 1300 al tardo 1800 adoperavano fino a 150 bottoni, solo 3 o 4 erano per abbottonare la veste, mentre gli altri erano solo per ostentare ed erano sistemati in lunghe file fermati dietro con un filo di ferro.In questo modo, vista la preziosità dei manufatti, se occorreva cambiare vestito si sfilavano e poi si mettevano su un altro abito. La preziosità derivava dai materiali nobili come oro, argento, pietre dure, ma anche in vetro, in smalto, avorio e metallo riccamente lavorati dagli artigiani più famosi dell’epoca. In quel periodo i bottoni erano esclusivamente per gli uomini: erano i loro gioielli.
Francesco I Re di Francia nel 1500 si è fatto fare un vestito di velluto nero con 13.600 bottoni d’oro, fatti da Jack Polin, l’orafo più famoso di Parigi, perché doveva ricevere il sultano e doveva far vedere che fra i due il più ricco era lui.
La comunicazione come si svolgeva?
La comunicazione si presenta in vari aspetti: può essere quella di appartenenza a una famiglia, a un corpo militare, a un club, ma anche quella di comunicare una cosa personale o un lutto particolare. La comunicazione, attraverso il bottone, era presente soprattutto nei salotti bene del 1700 – 1800.
Il bottone con il simbolo della corona con sotto le iniziali della famiglia è da Famiglia Reale; lo stemma con corona a 5 punte è da Duca; con 7 da Barone; con 9 tutte uguali è da Conte; con 9 e la prima, la centrale e l’ultima più alte è da Marchese.
La servitù dei nobili aveva la livrea con i bottoni con lo stemma del casato a cui appartenevano e più era ricco il casato più nobile era il materiale con cui erano fatti i bottoni, in lega metalliche ma anche in oro e argento.
I bottoni di gossip ci incuriosiscono…
I bottoni “rebus” sono famosi proprio in quanto stimolavano le discussioni e la curiosità dei conviviali, l’attuale gossip. Pensate le chiacchiere e le supposizioni in un salotto di qualche nobile dove un personaggio si presenta con la marsina piena di quei bottoni rebus dove si può decifrare che “ella cedette“. Con chi? Come? Quando? Dove? E tanti altri punti interrogativi che alimentano sempre più la curiosità delle persone, in quella sala non si parlava d’altro. Un modo malizioso per mantenere un segreto nascosto, ma non troppo.
Arriviamo naturalmente all’aspetto più intrigante e attuale, la seduzione
Sulla seduzione troviamo una immensa letteratura e di aneddoti, in quanto il bottone è definito come “Il confine fra il mondo esteriore e quello interiore”. Ecco alcuni esempi: un bottone slacciato al punto giusto può mettere in difficoltà chi è di fronte se osare o no un approccio particolare: “Ogni bottone slacciato è un grado di intimità raggiunto…è il limite oltre l’immaginario…e chiave d’accesso a segrete intimità corporee…”. Una bottonatura ermetica chiude ogni speranza e possibilità.
Un semplice bottone degli anni ‘20 con la simbologia di un ventaglio rappresenta proprio la seduzione, con quel ventaglio che le dame adoperavano fin dal 1700 come alfabeto Morse per avvisare l’amante quando e dove si dovevano incontrare.
E ora sconfiniamo nella simbologia, una sorta di enigmistica che lega i bottoni a eventi importanti
Qui infatti siamo entrati nella simbologia. Essa deriva da fatti straordinari provenienti dalla strada o società, che colpiscono la fantasia della gente. Qualcuno disegna sui bottoni quei fatti e diventano testimoni dell’avvenimento e della storia. Questi bottoni si trovano sin dal 1700 ai nostri giorni.
All’inizio del XX secolo in Italia il 90% della popolazione era analfabeta. Maria Montessori era riuscita a far leggere e scrivere dei bambini, recuperandoli alla vita e alla società, mettendogli in mano delle lettere dell’alfabeto di legno. Ecco che uno stilista, stimolato dal successo della dottoressa, ha pensato di disegnare quelle stesse lettere su un bottone. Questo bottone è diventato una pietra miliare della nostra storia.
Un altro bottone con il profilo dei grattacieli di New York, la scritta USA e il Cremlino con la scritta CCCP, è un grande messaggio di pace e di fratellanza fra i popoli. E’ un bottone in metallo degli anni ’70, quando è terminata la guerra fredda e iniziata la distensione. Nixon nel 1972 va a Mosca e nel 1975 vi è stato il primo incontro nello spazio fra i due satelliti russo e americano.
Elenco alcuni fatti o personaggi che si ricavano interpretando la simbologia dei nostri bottoni: Meucci, il Titanic, l’emigrazione italiana degli anni 1920, Jack London, le scoperte delle tombe dei Faraoni, l’emigrazione italiana, i desideri della gente, l’emancipazione femminile ecc. Mentre bottoni con simbologia precisa ricordano Bettino Craxi, l’URSS, tutta la serie degli stilisti di moda degli anni 1970, la Fiat, Napoleone, Hitler e le Olimpiadi a Berlino del 1936, Mussolini, la corazzata tedesca Bismark e la nave S. Marco italiana.
Ci sono degli aneddoti sui bottoni?
Certo, eccone tre di varia natura.
La Regina d’Inghilterra Elisabetta I, nella seconda parte del 1500, fece cucire dei bottoni su tutto il paramano delle maniche dei soldati per evitare che si pulissero il naso con la manica.
Invece Enrico III Re di Francia (1551-1589) disegna e fa coniare, in seguito alla morte dell’amante, 18 dozzine di appariscenti bottoni d’ argento a forma di teschio, dando così inizio ad una lugubre moda.
Il terzo aneddoto che voglio portare è del 2006 quando siamo diventati Campioni del Mondo di calcio. In una camiceria, nell’agosto di quell’ anno, a Bellaria Rimini ho trovato dei bottoni da camicia verdi-bianchi-rossi, la bandiera italiana. Nel Museo del Bottone vi è un quadro con quei bottoni e Cannavaro che alza la Coppa. Quell’avvenimento aveva colpito la massa della gente, quel quadro è testimone dell’avvenimento. Curiosità, quando arrivano i turisti francesi, la visita parte proprio da qual quadro!
Che crudeltà! Infine volevi raccontarci delle superstizioni legate ai bottoni…
Sì, per completare il quadro manca la superstizione che si riscontra in queste credenze:
Bottone, cucito con filo incrociato, scaccia il diavolo
Bottone, cucito su un vestito aderente al corpo, fa soffrire il mal di milza
Se ci si tocca un bottone del proprio vestito quando si incrocia una suora, di certo si avverrà il desiderio espresso
Nel Wuerttemberg le mungitrici e tutte le donne che assistono alla mungitura, devono sbottonarsi ogni bottone del loro abito affinché le mucche non trattengano neppure una goccia di latte
In Finlandia ed in Estonia, per essere sicuro di un felice raccolto, deve andare nei campi a gettare semi con l’abbottonatura dei calzoni aperta
Ora i nostri lettori si saranno incuriositi e verranno sicuramente a trovarti per conoscerti e vedere gli 8500 bottoni! Ricordiamo l’indirizzo e i contatti.
Il museo si trova in via della Costa 11 a Santarcangelo di Romagna in provincia di Rimini, l’ingresso e le guide interne sono gratuite. E’ aperto tutti i giorni 10-12 e 15-18 in inverno; in estate 10-12, 16-18.30 e 21-23.30. Per informazioni potete telefonare allo 0541626524, al 3393483150 oppure mandare una e-mail a info@bottoni-museo.it. Ci sono anche due siti web dedicati al museo: uno istituzionale e uno creato dalle studentesse dell’Università della moda di Rimini
Grazie per questa interessante chiacchierata, Giorgio.
Grazie a voi e complimenti per l’iniziativa.
Informazioni pratiche
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Indirizzo
Via della Costa 11, Santarcangelo di Romagna (Rimini)
Web
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Il Museo del Bottone di santarcangelo nato nel 1991 ora è un contenitore di arte storia e cultura e in un anno è stato visitato da ben 35.000 persone fra cui cittadini di 74 nazioni da tutti i cinque continenti del mondo lasciando sul libro delle presenze lusinghieri commenti di apprezzamento.
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VIa Della Costa 11 Santarcangelo aperto tutti i giorni anche festivi 0541 624270
339 3483150 Grazie v i aspetto Giorgio Gallavotti